Periodo di raccolta: 1 giugno – 31 agosto e 1 ottobre – 31 dicembre.

Anche questo varietà di tartufo produce i caratteristici “pianelli” ed è comune. Prediligono le latifoglie soprattutto il Cerro, sono poco profondi e crescono verso Est. Di discreto valore commerciale, sia per le dimensioni della pezzatura media (qualche etto), sia per il sapore che ricorda vagamente il Porcino. Presenta peridio nero con grandi verruche piramidali che gli conferiscono una tipica rugosità, da cui il nome di “scorzone”.

La gleba di colore da biancastro a nocciola chiaro, è solcata da venature bianche sottili e variamente anastomizzate. Matura nel periodo estivo soprattutto luglio e agosto raggiungendo dimensioni da 2 a 10 cm. In fatto di clima le esigenze sono modeste, soprattutto per la temperatura, riesce a vivere in terreni molto superficiali, addirittura pietrosi, ma può tollerare anche quelli argillosi, senza ristagni, né privi di aria. Come per gli altri Tartufi, risulta tuttavia importante che si verifichino sufficienti e regolari precipitazioni nel periodo estivo. Le piante che normalmente sono in simbiosi al tartufo nero estivo sono la Farnia, la Rovere, il Faggio, il Carpino Bianco, il Nocciolo, ma anche la Roverella, il Leccio, il Carpino nero ed il Pino nero.

CONSERVAZIONE E ABBINAMENTI

Oggi ci sono sempre più ristoranti che propongono nelle proprie pietanze al tartufo lo “Scorzone” estivo (Tuber Aestivum). È una specie che assomiglia a suo “fratello“, il Tuber Uncinatum, però a comparsa invernale. Ha un profumo agliaceo ma più leggero rispetto alle altre specie. In cucina il tartufo d’estate, una volta lavato con uno spazzolino a setole dure e fatto poi asciugare si può usarlo per farne una sorta di cottura aromatica. Il suo profumo è delicato, quasi di fungo, ma diventa più intenso se tenuto al chiuso.

Triturato, mescolato ed impastato insieme al burro ammorbidito ma a freddo e successivamente congelato questo tartufo vi stupirà. È un ingrediente che si abbina a tanti tipi di preparazioni dalle carni ai pesci di mare e d’acqua dolce, ma anche con formaggi come il Taleggio. Questo tartufo non ama troppo le cotture infatti molti lo usano da crudo, sebbene su pietanze calde, un po’ come il bianco pregiato.

COME PULIRLI

Una volta preso “lo Scorzone “, va avvolto in una carta naturale o meglio ancora in un panno di cotone insieme ad una parte del suo terriccio che lo avvolge e lasciato in un recipiente chiuso ermeticamente in frigo. Il tartufo traspirando rilascerà umidità, per questo motivo occorrerà sostituire ogni giorno il panno o la carta che lo avvolge. Il tartufo all’interno del frigo si manterrà almeno una settimana. Per la pulitura si consiglia di spellarlo, quindi di togliere la buccia con un coltellino tagliente. È sempre un po’ tenace, per via delle caratteristiche grosse verruche.